Il tuo racconto (about India)

Era distesa a pancia in giù in quel letto macchiato di sudate della notte precedente, l’unica luce naturale che entrava nella stanza dalle pareti color confetto era quella della tromba delle scale, l’aria era pesante ma sicuramente meglio di quella che circolava per i vicoli di Delhi.

Era lì, seminuda coperta solo dai suoi slip e da una canottiera ormai sbragata, la sua pelle aveva preso il colore delle lenzuola e il suo volto era stremato.

Aprì l’occhio sinistro perché il destro era troppo schiacciato sul cuscino e un sorriso uscì dalle sue labbra, fissai il suo corpo abbandonato e nonostante il malessere si leggeva in quell’occhio libero dalle lenzuola, le rimaneva quella fila di denti  che ispirava speranza.

Anche il suo volto era diviso in due, gli occhi volevano partire e la bocca voleva rimanere, maledetto il giorno in cui ho deciso di prenderla sotto la mia ala, ma l’amavo e schiavo del mio cuore le chiesi di alzarsi, le misi una mano tra la scapola e la clavicola e con una presa, con la quale volevo trasmetterle tutta la mia comprensione, le dissi “ faremo quello che ti fa star bene”,  mi guardò e la sua fila di denti scomparì per lasciare spazio al sentimento che tormentava i suoi occhi da quando l’ennesimo schiaffo dell’India bussò alla porta.

Non era pronta per questo viaggio e come ogni volta nella sua vita doveva provarci fino in fondo e picchiarci la testa perché una cosa che lei non sa fare è scegliere senza metterci lo stomaco, riesce a portare le cose così avanti fino logorarsi gli organi.

Dopo la sparizione dei suoi denti , capii che la mano sulla sua spalla dovevo metterla sul mio cuore perché il biglietto di ritorno era proprio assicurato dopo quella frase, perciò con le poche forze che aveva in corpo sistemò il suo zaino a malapena toccato e mi guardò felice.

L’India l’aveva costretta per l’ennesima volta a giorni di reclusione dove l’unico tragitto possibile era quello dal letto al bagno e la sua fragilità si fece largo solcando delle occhiaie color ferro.

Quando l’ho conosciuta mi sembrava che proprio di ferro fosse fatta e invece basta poco per smontare quei piccoli castelli che costruisce con la sua mente, castelli come questo racconto dove lei cerca di raccontare una sua scelta con il mio punto di vista 😉 Vorrebbe spiegare come il viaggio della sua vita sia durato solo 5 giorni e vorrebbe chiedermi scusa per avermi trascinato in un sogno che non è riuscita per la sua fragilità a portare a termine ma vorrei dirle che basterebbe dire la verità, semplicemente non è più quello che vuoi, sono passati anni dall’idea di un viaggio di sola andata e per quanto tu non voglia cambiare, devi sapere che l’hai fatto ma non aver paura ci sono io qui a stringerti e a capirti.

Grazie 

 

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