Come ho passato una delle feste più importanti dell’Induismo: Shivaratri

Maha Shivaratri è una festa indù dedicata al dio Shiva.  

Questo giorno di caos, nel quale si ricorda l’unione del dio Shiva con la dea Parvati, si celebra nella notte che precede il giorno di luna nuova tra febbraio e marzo, durante il giorno si digiuna e si canta il mantra “Om Namah Shivaya “ mentre di notte si veglia.

Io ho passato Shivaratri a Varanasi ed è stata un’esperienza unica, il Gange era colmo di persone che facevano puje dall’alba al tramonto e i ghat erano in possesso dei Sadhu.

I Sadhu sono asceti induisti che rifiutano la società e decidono di dedicare la loro vita al dio Shiva, si dice che intraprendono questa vita per accelerare il processo delle continue incarnazioni e quindi avvicinarsi alla tanto voluta fusione con il divino.

Cosa è stato per me Shivaratri ?

Per me è stato un lasso di 4 ore con dei Sadhu, seduti sui loro tappeti lungo i ghat a fumare, è stato davvero autentico poter vedere la venerazione che i comuni credenti hanno per questi uomini spesso nudi (come voto) e cosparsi di cenere dei cadaveri bruciati lungo il Gange.

Autentico ma anche strano.

Ci hanno deliziato con spettacoli dove i loro genitali venivano arrotolati su un bastone, non capivo dove stava la linea tra asceta e pazzo, anche gli stessi indiani erano allibiti da questo show, però al momento mi sono goduta il presente senza troppe domande, eravamo lì con loro seduti e i credenti ci fissavano senza sosta, insomma un’esperienza unica e dovevo vivermela.

E così ho fatto 😀

Ero molto confusa a causa di tutto quel fumare e quando ho scritto 4 ore di intrattenimento intendevo proprio 4 ore, non ci hanno lasciato in pace un momento e con quel poco di inglese che masticavano siamo riusciti solo a concordare tutti i chiloom da fare 😀 che ridere.

Avrei voluto fare a loro delle domande un po’ più profonde, magari chiedere il perché della loro scelta e altre curiosità ma la situazione non me lo ha consentito.

Sulle rive di quel fiume in festa c’era un tripudio di colori, ovviamente era tutto imballato di persone e alcuni si facevano rasare la testa ai bordi del Gange, altri si immergevano con saponette inquinati e altri ancora creavano lunghe code fuori dai templi.

Quel giorno è stato uno dei più intesi di quei tre mesi in India, durante Shivatrati ho vissuto un aspetto sacro dell’induismo e quando condivido una cosa profonda come questa riesco a sentirmi parte di quella cultura, gratificando il sacrificio del viaggio, perché molte volte lo è, soprattutto in India.

Infatti  spesso mi trovo in difficoltà nel raccontare alcune stranezze dell’India perchè non ci sono parole …

…perciò qua sotto vi propongo una serie di scatti di quella mattina, giusto per rendere meglio l’idea , siccome questo è uno di quei casi in cui le parole non bastano ❤

Buona visione

 

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