L’Anatomia dell’irrequietezza è tornata

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E’ domenica, no non è vero è mercoledì ma per me è domenica, perché di solito sto così di domenica. La musica nelle orecchie ed è domenica punto. Dovrei parlare di viaggi, di progetti e cose interessanti che dovrebbero incrementare le visite sul mio blog e invece no, oggi per me è domenica e scrivo per me.

Vorrei incominciare la frase con uno sfogo e di solito mi viene in mente “sono stanca di” invece oggi dirò che non sono per niente stanca, anzi sono carica, sono rinvigorita.

Per molto tempo ho associato la mia felicità alla mia serenità, più basso era lo sbattimento della mia vita più ero felice, ammetto che avevo bisogno di calma perché ho passato un po’ di anni in preda a lavori che non mi facevano mai stare a casa, a compagnie che per una serata mi servivano almeno due giorni per riprendermi, viaggiavo anche in quel periodo ma anche il viaggio era diventato frettoloso, toccavo più città possibili senza averne vissuta nessuna. La fretta, maledetto questo mondo che non insegna altro.

Dopo un viaggio di tre mesi in India, la mia visione di vita era cambiata. Non volevo più sentire parlare né di quel lavoro con persone negative né di correre avanti e indietro per serate, eventi e incontri per Milano.

Volevo stare a casa mia in campagna, con il mio cane, le mie cose e soprattutto con i miei tempi scanditi dalla mia volontà e quella di nessun altro. Per gestire meglio il mio tempo e mantenermi, avendo umili origini mi sono trovata un lavoro stagionale come cameriera in Puglia. In questo villaggio ho trovato la mia salvezza, per 5 mesi lavoravo tutti i giorni senza badare alle ore impiegate e in inverno stavo a casa mia nella campagna a Sud di Milano a godermi la vita.

Nonostante i viaggi siano la benzina della mia vita, in questo post voglio trattarli come un contorno per scavare meglio nelle mie ombre.

E’ il secondo anno che passo così e posso dire che è abbastanza, non vorrò mai un lavoro che impieghi la mia esistenza, non voglio passare la mia vita a pensare alla pensione, al mio arrivismo, a fare qualcosa che non sono solo per far star bene qualcun’altro. Io voglio passare periodi a lavorare e altri a viaggiare, sono fatta così … se mi arrendo a questa cosa, diventerò parte della clientela delle case farmaceutiche. Non mi interessa vivere fino a 80 anni, non mi interessa la pensione a 60 per poi non avere forze neanche per prendere un bus, non mi interessa e voglio urlarlo, perché NON MI INTERESSA!

Perlomeno questo è quello che mi riprometto di fare.  Poi la vita è infima e non si sa quello ci aspetta. Comunque l’ANATOMIA DELL’IRREQUIETEZZA è tornata.

Ed è qui che mi volevo. Devo fare anche i conti con la mia natura, anzi come direbbe Chatwin con la natura dell’uomo, siamo nomadi e questa è la nostra eterna condizione.

Se fosse vivo gli esporrei i miei dubbi.

Sono una vagabonda mammona. Sì caro Chatwin, ho letto molti tuoi libri e ti ringrazio per la luce che hai messo nella mia esistenza, ma mia mamma ?

Lei non ti ringrazierà mai! E da una parte neanch’io.

Per quanto io sia felice in viaggio, quando conosco e condivido la mia vita con altre persone, non riesco a stare lontano dalla mia mamma. Non è che non ci riesco, ma ne soffro, ne soffro quanto non partire. Se sto qui con lei a godermela penso a partire e quando sono in viaggio penso a quanto tempo non sto passando con lei e un giorno magari me ne pentirò. Me ne pentirò perché un giorno le persone non ci saranno più. Ma in entrambe le strade sarei un’egoista, a partire perché scelgo il viaggio e a rimanere perché scelgo di non avere sensi di colpa.

Eppure continuo ad andarmene, si vede che la mia scelta l’ho fatta e stare qui a tirarsi mille paturnie non serve a niente se non a dare forma alle mie ombre.

Come mi piacerebbe avere l’uovo e la gallina, portarmela in giro per il mondo, ma mia mamma è uscita dall’Italia a 50 anni per un paio di viaggi che io e mio fratello le abbiamo regalato, ovviamente con la compagnia del nostro papà che anche se non è una grande viaggiatore è un nomade dentro, invece a mia mamma le quattro vie del suo paese di 4.000 abitanti le stanno più che bene e io la rispetto.

A settembre partirò per un viaggio da cui non tornerò sicuramente prima di un anno e caro Chatwin la mia più grande paura è non avere sensi di colpa, sì hai capito bene, perché se non avrò sensi di colpa non mi rimarrà altro che partire di nuovo e di nuovo.

Lasciare il caldo focolare della mia famiglia per l’umidità dei monsoni asiatici.

Ma come dice Cacucci noi uomini non abbiamo radici, abbiamo gambe e servono per andare altrove ..

Perciò andrò altrove, finché potrò e non finché vorrò, perché diciamola tutta, non siamo padroni neanche della nostra volontà, siamo in balia delle emozioni e io continuerò a muovermi come un galeone tra le onde seguendo il vento aspettando la bonaccia per capire che è il momento di tornare, aspettare il ritorno del vento spiegare le vele e impostare la rotta per casa, dove spererò di trovare quello che avevo lasciato.

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14 risposte a "L’Anatomia dell’irrequietezza è tornata"

      1. Non posso controllare un futuro che non si può sapere.. Noi di questa generazione non abbiamo davanti il mondo che Avevate voi … E credo che in molti abbiamo smesso di guardare al futuro.. Il presente è ora .. L’unica cosa su cui abbiamo influenza è adesso … Sul domani no..possiamo ammalarci … Può succedere qualsiasi cosa…ma possiamo scegliere sul presente che sicuramente influenzerà anche un po’ il nostro futuro ma non farò una scelta pensando a dopo perché dopo sarò un’altra persona e non vorrò quello che volevo a 25 anni e viceversa… Ho 25 anni e non ho le idee chiare ..il post lo dimostra e spero di non averle mai..
        Se no avrò smesso di cercare .. E quindi per me di vivere 🙂

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      2. Capisco e apprezzo il tuo punto di vista…mi sembra molto onesto e realista…d’altra parte mi sembra di leggere anche fra le righe di ciò che scrivi che sempre di più ti muovi verso viaggi che ti permettano di restare più a lungo nelle tue mete…di darti più tempo nei luoghi che hai deciso di visitare…questo per me ha un senso

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      3. E si se si trattasse di due settimane ad agosto e due a dicembre non c’è problema m io passo già 5 mesi all’anno via. per lavoro e poi faccio viaggi di almeno un mese .. Insomma sto poco a casa 😦 grazie per le domande cmq 😉

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  1. Vai e vivi la tua vita al massimo. Solo questo è il consiglio che noi sentiamo di darti, se la tua vita e il tuo istinto ti portano lontano seguili, scopri, vivi.
    Non farti prendere dai sensi di colpa, tua madre non lo vorrebbe, chi ti ama non lo vorrebbe.
    Se la tua vita è il viaggio, devi seguirlo.
    In bocca al lupo! 🙂

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  2. Sappi che ti capisco, eccome 🙂 Anzi sento che dovrei viaggiare molto di più. Anch’io sono stata tre mesi in India, l’ultima volta, e non è stato semplice tornare nel grigiore europeo ma sento che quei colori sono ormai integrati dentro di me e tra una crisi di mal d’India e l’altra programmo il prossimo viaggio 🙂

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  3. È sempre bello trovare qualcuno che riesce a trovare le parole per esprimere concretamente come ti senti. L’inquietudine che provi tu la provo anche io ogni volta che la mia mente è già proiettata sul prossimo viaggio mentre il mio cuore mi ricorda quello che lascio. Ed è un ciclo continuo, non puoi farne a meno, quando resti hai la testa in viaggio, ma quando parti ti si spezza il cuore a lasciare indietro le persone. Lasci pezzi di cuore ovunque, ma non riesci a fermarti. Spesso mi chiedo come si scenda da questa giostra e mi maledico per questa continua voglia di viaggiare. Ma poi parto lo stesso. È un loop.

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  4. E io non è che ti capisco…ti “STRA-capisco”…guarda, il mio primo anno in sud America fu durissimo, almeno nei primi mesi a livello di rapporti della famiglia…perché praticamente ne ne andai senza dire che sarei stato così tanto (…e ci credo…non lo sapevo neppure io!) e quindi rimasi là a metà tra esaltazione per la mia “nuova situazione di vita” e sensi di colpa.
    Poi però qualcosa cambiò. Credo che fu un cambio interiore mio, di accettazione di ciò che facevo…e di conseguenza, come per miracolo, cambiò totalmente anche l’atteggiamento della mia famiglia.
    Forse quello che accadde è proprio quello che nel mondo spirituale si chiama “legge dello specchio”…e cioè…gli altri non accettano le nostre scelte nella misura in cui dentro il nostro inconscio che almeno una parte che non le accetta. Quanto invece al fatto che gli altri “manchino” beh…mancano eccome, lo so… però è anche vero, anche in questo caso, se si è totalmente sereni con ciò che si fa (e ora che ti scrivo nuovamente dalla Colombia, dopo quattro mesi qui…) la mancanza viene meno.
    Detto tutto questo (che non potevo non dire) approfitto per dirti che il vecchio “spiragli di luce” tra pochi giorni andrà off-line e che lo troverai, se vuoi passare a questo nuovo indirizzo: http://spiraglidiluce.org! Ciao cara
    Elvio

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