L’ultima tappa del viaggio: Himalaya

Immagine Arrivammo a Dharamsala la mattina presto e faceva molto freddo, ci mettemmo subito alla ricerca di una guesthouse e trovammo un posto carino con una terrazza dove si potevano vedere le bandiere di preghiera tibetane su tutta la vallata.

Il verde degli alberi giocava un ruolo principale e le rlung ta (bandierine colorate) sventolavano al ritmo incessante del vento, secondo la cultura tibetana, le preghiere scritte su quei pezzi di stoffa si diffondono in ogni luogo grazie all’accompagnamento del vento, in questo modo la parola di Buddha riesce ad arrivare ovunque.

Andammo a visitare la sede in esilio del Dalai Lama e comprammo tipici abiti tibetani.

Dopo qualche giorno partimmo alla volta di Manikaran, il viaggio fu interrotto bruscamente alle quattro di mattina quando il bus decise che avremmo dovuto fermarci lì, a Kullu. Così ci recammo in hotel per trascorre la notte e la mattina seguente salimmo sul bus giusto, diretto a (per motivi di privacy chiamerò questa persona Elena) Elena’s House.

ImmagineElena è un’amica d’infanzia di mia mamma e con lei passammo gli ultimi giorni in India.

Ci ospitò nella sua meravigliosa casa sulla riva di un torrente, la sua cucina era un angolo d’Italia nel mezzo dell’Himalaya, pasta al sugo, pasta panna e funghi, olio d’oliva e altre mille pietanze di cui mi ero scordata l’esistenza.

Cominciai finalmente a riprendere chili e le forze pian piano si facevano strada tra i miei muscoli, sia alla mattina che alla sera Elena ci portava nelle terme pubbliche, due vasche d’acqua bollente al centro del paese.

Andrea entrava con Carlo (marito di Elena) e con qualche altro ragazzo che gironzolava in quella casa in cerca di qualcosa di buono da mangiare mentre io andavo con Elena e Sara (sua figlia).

Ci spogliavamo ma non completamente, indossavamo solo gli slip e con una saponetta e secchiello ci sciacquavamo per bene.

Le vasche erano posti di ritrovo dove persone dello stesso sesso condividevano segreti, si mostravano per quello che erano e in quei fumi che uscivano dall’acqua bollente si potevano vedere le anime seminude che portavano ancora il bindi in mezzo alla fronte.

Mi innamorai di Manikaran, un paesino chiuso dalle montagne e bagnato da un torrente potente che non vede l’ora di arrivare a valle.

Incredibile! Ci misi tre mesi prima di udire del silenzio e qui riuscii a percepirlo.

Rimanemmo in quel paradiso una settimana e tra dolci camminate a Kasol e bagni caldi, ricordammo ad Elena che da lì a qualche giorno saremmo dovuti tornare a Delhi per prendere l’aereo ma subito dopo fummo consolati dalla sua confessione, anche lei aveva un volo per Milano nel nostro stesso giorno ma con una compagnia aerea diversa, perciò ci lasciammo con l’idea di rivederci a Delhi.

Salimmo sul bus e mi voltai più volte promettendo a quell’angolo di terra che saremmo tornati.

ImmaginePassammo la notte sull’ultimo bus del nostro viaggio e arrivati nella capitale prendemmo un tuc tuc che ci portò nel solito hotel dove ormai eravamo di casa e terminammo gli ultimi acquisti.

L’ultimo giorno riuscimmo a incontrarci con Elena e Carlo per un pranzo, promettendoci che ci saremmo ritrovati al paesello, non quello sull’Himalaya ma quello in mezzo alla pianura padana 🙂

Salimmo sull’aereo con due bagagli da stiva a testa, pagammo per i nostri chili in più ma nessuno ci presentò il conto del vero peso che portavamo.

Avevamo sulle spalle ogni emozione provata in quel triangolo di terra, avevamo imparato nuove cose, non solo riguardo alla cultura indiana ma soprImmagineattutto riguardo a noi stessi.

In quelle valige immaginarie niente era in ordine, tutte le domande e le risposte erano
messe a caso, l’unico ordine che avevano era quello in cui le avevamo trovate.

Perciò tornammo più confusi di prima ma sicuramente con più materiale su cui lavorare.

Conclusione del nostro viaggio in India: IN INDIA PER RITROVARE TE STESSO? LASCIA STARE, QUI TI PERDI E BASTA.

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