Per tutti è Varanasi, per molti è Benares ma per noi è stata Kashi

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Scendemmo dal treno molto stanchi grazie alla notte passata in bianco per gli affannosi respiri del nostro vicino.

Ormai erano due mesi che vagavamo per l’India ma quello che provai a Kashi fu del tutto diverso.

L’odore dei morti si faceva spazio tra i peli del naso, tra le ciglia aggrovigliate e tra i capelli annodati, sentii quell’odore qualche settimana prima a Kannur ma non capii che cosa fosse fino all’arrivo a Varanasi: era il fumo dei corpi cremati ai bordi del Gange.

24 ore su 24, 300 cadaveri al giorno bruciavano sotto la terrazza della nostra guesthouse appena sopra al  Manikarnika Ghat.

I corpi avvolti da teli lucidi di stagnola colorata venivano appoggiati su montagnette di legna e poi cremati partendo dalla testa, molti hindu vengono proprio a Varanasi negli ultimi anni della loro vita, vivendo solo di carità per esalare l’ultimo respiro nella 544849_10201024537000245_1749368340_ncittà più sacra in assoluto dove il ciclo delle vite giunge al termine interropendo così il samsara.

Una parte delle ceneri, viene recuperata dai sadu che spalmandosela addosso consegnano le benedizioni ai fedeli, l’altra parte invece viene restituita al Gange.

Chi non ha abbastanza rupie per comprare tutta la legna che serve per ardere l’intero corpo ne compra quel che può e i resti non cremati vengono gettati comunque nel Gange.

Le donne gravide, le persone morte per il morso di un serpente (animale sacro), i bambini sotto ai cinque anni e i baba non vengono cremati, i loro corpi  interi sprofondano nel Gange per mezzo di una pietra.

Così ci venne sbattuta in faccia la morte.

L’odore ci accompagnò anche durante la ricerca della nostra guest house e quando arrivammo, una scia di sangue colò dai gradini che portavano all’ingresso.

547557_10201024691284102_2034493562_nUna mucca aveva appena partorito il suo vitellino, i proprietari dell’ostello erano onorati, l’animale più sacro della loro religione aveva dato la vita davanti all’ingresso della loro attività, insomma un buon augurio, calcolando che anche le feci delle mucche davanti ai negozi vengono viste come atto divino, figuriamoci un parto!

Insomma la prima impressione che Varanasi mi diede fu quella si essere la città della morte e qualche ora dopo capii che Varanasi era anche la città della vita.

68911_10201024531000095_293082464_nLe mattine le passavamo in compagnia dei sadu a fumare cilum ai bordi dei ghat, capitammo a Varanasi durante lo “Shivaratri” ovvero la festa di Shiva, così i sadu (seguaci di Shiva) ci catturarono grazie ad Andrea, gli stessi capelli scatenarono in loro una sorta di simpatia che ci bloccò su quei gradoni per circa 4 ore. (Se volete leggere questa storia cliccate qui —> Shivaratri)

603896_10201024541160349_321727735_nSia all’alba che al tramonto noleggiammo una barca per vedere Kashi nelle luci migliori e feci molte foto, mi accorsi che in India siamo tutti fotografi, perchè tutto quello che vediamo è reale, è bello, è colorato, è vivo e non c’è bisogno di nessuna correzione, è spaventosamente quello che è.

Facemmo anche una gita fuori porta a Sarnath dove il Buddha pronunciò il suo primo sermone e dopo qualche giro attorno allo stupa tornammo a prendere i nostri bagagli alla volta di Delhi.

521584_10201024797526758_1820747214_nLì incontrammo Jallal e suo fratello per risolvere delle pratiche per la moto che alla fine non riuscimmo comunque a sistemare e partimmo alla volta di Dharamsala nell’Himachal pradesh, dove il Dalai Lama è in esilio dal 1959.

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