O cara dolce Malpe

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A Gokarna ci passammo qualche giorno percorrendo solo due tragitti: spiaggia – capanna / capanna – spiaggia e quando fummo stanchi di oziare, caricammo la moto per Malpe.

O cara dolce Malpe.

Lì, io e Andrea ci lasciammo davvero il cuore.

E’ difficile spiegare come una città di pescatori che puzzava di pesce sia riuscita diventare il luogo simbolo della “Nostra India”.

Malpe arrivò quasi per caso, dovevamo scegliere una tappa per spezzare il viaggio che prevedeva come destinazione una città del Kerala e sfogliando la guida mi colpì un paesino con due righe di descrizione: Malpe.

Arrivammo davvero stanchi, i chilometri e il sole cocente si facevano sentire sulla nostra pelle e cercammo una guest house, dopo un po’trovammo un posto perfetto, una villetta contornata da palme a due passi dal mare a soli 500 rupie. Io mi abbandonai sul letto, ero stravolta, quel virus mi stava prendendo tutte le forze.

Facemmo un giro a Udipi, una città vicina a Malpe, grande meta di pellegrinaggio grazie al suo tempio di Krishna.

59223_10201024578841291_1348762567_nA Udipi comprammo tutto quello che era possibile comprare, la moto arrivò a pesare 45 kg in più del nostro arrivo, insieme agli handicraft e ai vestiti, c’erano anche delle magnifiche tabla (strumento a percussioni che fu causa di discordia tra me e Andrea).

Cercai di spiegare in vano che la grandezza di quello strumento era troppo per la nostra moto, ma non ci fu niente da fare, dopo diversi chilometri le tabla furono spedite in Italia 😀.

In compenso furono sfruttate benissimo, Andrea conobbe nel negozio di musica Vishal, un ragazzo che studiava odontoiatria nel paese affianco e suonava parecchi strumenti tra cui le tabla, così si fece dare lezioni nella nostra guest house e mentre io mi contorcevo dal dolore Andrea suonava 😉

Non andò proprio così, perchè grazie a Vishal, trovai una cura, mi portò all’ospedale dove lui frequentava il corso di tirocinio e mi fece passare davanti a tutti per farmi visitare (mi vergogno un po’ a dirlo, ma successe proprio così), il dottore mi diede una ricetta con dei farmaci prescritti, scesi al primo piano e mi recai nella farmacia. Tagliarono il blister e mi diedero delle pastiglie contate insieme ad una ventina di succhi di frutta con sali minerali, risi tantissimo per quei brick che sembravano essere quelli della Valfrutta, così dopo dieci giorni di letto in preda ai deliri, mi ripresi.

Non fu facile per Andrea sopportare i miei stati d’incoscienza ma con grande fatica si può dire che ci riuscì, credo che in quei giorni la mia anima abbia subito un processo di purificazione, era un continuo buttare fuori e lo so che è disgustoso da sentire ma anche questo vuol dire viaggiare.

Per me le ore passate in quel letto non furono solo uno scontro con il malessere fisico ma anche psicologico, dovetti fare i conti con me stessa, deliravo perchè non sopportavo la pesantezza dell’India.10884_10201024588401530_1157186497_n

Dopo Malpe non ci fu nessuna ricaduta, continuai il nostro viaggio più forte di prima e cominciai a fidarmi dell’India.

I risultati si videro in breve tempo a parte una parentesi riguardo l’acquisto di una piastra elettrica a induzione a causa dei miei 46 kg (chi mi conosce sa che ciò può essere solo un miraggio :D)

537457_10201024584641436_39940347_nGrazie alla piastra cominciai a mangiare, il mio naso non poteva più tollerare nessuna spezia, il mio palato rifiutava tutto ciò che non era preparato dalle mie mani ma dopo qualche settimana anche questo cambiò.

Partimmo da Malpe carichi di merce.

Direzione ? Ooty! Ma ci fermammo prima.

Causa ? La rottura del portapacchi! ANDREA TE L’AVEVO DETTO! 😀

Ci fermammo a Kannur per riparare il pezzo, questione di una giornata. Non fu mai così! Rimanemmo cinque giorni! Il motivo? “fanfurlicchio“!!

Una persona deliziosa che ci portò nella sua quotidianità.525381_10201024591001595_1144718467_n

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