In fuga dalla stazione di Mumbai

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La chiamata arrivò improvvisa, Jallal ci disse che il treno era partito e la nostra moto anche.

Facemmo i conti delle ore e dei giorni che il treno avrebbe impiegato e capimmo che in 24 ore la moto sarebbe stata parcheggiata su una banchina della stazione peggiore dell’India: Mumbai.

Continuammo il nostro soggiorno a Udaipur e fummo ospitati nel Devi Villa guest house, da un simpatico proprietario di 20 anni che non ci fece pagare la notte grazie alla simpatia che nutriva per gli italiani.

Udaipur viene considerata la Venezia dell’India, anche se in realtà non è sull’acqua ma è solo attraversata da corsi che dividono la città, al centro tra una sponda e l’altra vi sono delle s562646_10201024975971219_39839576_ntrutture davvero bellissime dal punto di vista architettonico che sembrano galleggiare.

La mattina seguente facemmo un giro turistico per la città fino a che dei ragazzi che ascoltavano Bob Marley fuori da un negozio notarono Andrea o meglio dire i suoi capelli e ci catturarono. Passammo la mattina a fumare e a chiaccherare nel negozio di questo ragazzo che parlava un buon inglese e spiaccicava anche qualche parola di spagnolo, i suoi occhi erano verdi come quelli delle bottiglie di birre che teneva nascoste illegalmente dietro al bancone.

Uscimmo da quel negozio con la bocca abbastanza impastata e andammo a mangiare qualcosina, la sera preparammo gli zaini e salimmo sul bus che ci avrebbe portato a Mumbai.

Ore: 6 di mattina. Mumbai.

Ecco la moto sulla banchina.

L’ufficio ritiro bagagli era un centinaio di metri più avanti.

Ecco lo schiaffo, la corruzione indiana ci aveva mostrato il suo primo volto, il poliziotto voleva dei soldi su cui non aveva diritto.

Andrea entrò cauto e il comandante gli chiese dei soldi a caso e lui non disse di no, anzi gli fece capire che avrebbe ottenuto quello che chiedeva così Andrea uscì (in teoria per chiedermi i soldi) e mi guardò, mi bastò solo quello per capire che cosa stava succedendo, sempre in tutta tranquillità ci dirigemmo verso la moto che PER FORTUNA avevamo adocchiato prima, la spingemmo per alcuni metri sulla banchina e varcammo il confine della stazione.

Scappammo 😉

Pochi chilometri dopo, ancora non eravamo usciti da Mumbai, la moto si spense.

Non era la Benzina ma un guasto, decine di indiani accorsero per darci una mano, chiamarono un meccanico che ci rimise in sesto la Bullet senza chiedere una rupia.

Arrivammo a Pune tutti agitati per la giornata ricca di adrenalina e trovammo purtroppo una costosa abitazione, spendemmo quelle 1000 rupie e ci buttammo sul letto sfiniti dalla giornata piena di imprevisti.

_DSC1970La mattina seguente eravamo già in sella direzione Aurangabad, pochi chilometri e successe quello che non doveva succede, la Bullet si spense nella steppa della regione del Maharashtra. Noi due, la moto e le palle di fieno.

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